Il Museo delle Relazioni Interrotte: cos’è e dove si trova?
Durante il mio viaggio a Zagabria ho visitato un luogo che mi ha emozionata, sorpresa e, in un certo senso, confortata: il Museo delle Relazioni Interrotte. Un museo unico nel suo genere, capace di trasformare il dolore privato in arte collettiva. In questo articolo ti porto con me alla scoperta di questo spazio così intimo e universale allo stesso tempo. Ti racconto com’è strutturato, cosa aspettarti, orari, prezzi e perché, secondo me, dovresti assolutamente visitarlo.
Cos’è il Museo delle Relazioni Interrotte?
Il Museo delle Relazioni Interrotte non è un museo tradizionale. Non custodisce opere d’arte famose, non espone reperti storici, né racconta eventi politici. Eppure, è uno dei luoghi più potenti e umani che io abbia mai visitato.
La sua storia comincia da un’idea tanto semplice quanto geniale: due ex fidanzati croati, Olinka Vištica (produttrice cinematografica) e Dražen Grubišić (artista), decidono di trasformare il proprio dolore in qualcosa di creativo. Dopo la fine della loro relazione, si chiedono: che cosa si fa con tutti gli oggetti che restano? E da questa domanda nasce il progetto del museo.
Il concetto alla base è tanto intimo quanto universale: celebrare ciò che normalmente viene nascosto o dimenticato, la fine di una relazione. Ma non solo di amori romantici: tra le sale troverai storie di amicizie spezzate, legami familiari incrinati, animali perduti, perfino esperienze di guerra, malattia o migrazione. Perché la fine, in fondo, fa parte della vita tanto quanto l’inizio.
Il museo è costituito da una collezione in continua evoluzione di oggetti reali, donati da persone di tutto il mondo. Ogni oggetto è accompagnato da un breve testo, spesso una vera e propria lettera aperta, che racconta il motivo per cui quell’oggetto è stato significativo all’interno della relazione finita.
Puoi trovare davvero di tutto:
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Un peluche rovinato, simbolo di un’infanzia bruscamente interrotta.
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Un paio di scarpe, regalate prima di una rottura mai del tutto accettata.
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Un vasetto di vetro pieno di bigliettini, testimonianza di una relazione a distanza.
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Un’ascia, usata (simbolicamente!) per distruggere i mobili dell’ex.
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E persino una protesi ortopedica, emblema di un amore nato in ospedale e poi svanito.
Non aspettarti vetrine fredde o esposizioni distaccate: qui ogni oggetto è carico di emozione, ironia, malinconia, rabbia, gratitudine, o anche solo di quel senso dolce-amaro che accompagna ogni separazione.
Quello che rende unico questo museo è la sua capacità di umanizzare l’esperienza della rottura, di renderla collettiva e condivisa. Ti muovi tra storie personali e ti rendi conto che, anche se le culture, i contesti e i protagonisti cambiano, il dolore (e la rinascita) sono universali.
La visita al museo è una sorta di viaggio emotivo, in cui si passa dal sorriso alla commozione nel giro di pochi metri. È un’esperienza che lascia il segno e che invita a riflettere sul valore delle relazioni, sull’impermanenza e sulla memoria emotiva degli oggetti che ci circondano.

Dove si trova il Museo delle Relazioni Interrotte?
Il Museo delle Relazioni Interrotte ha la sua sede principale e permanente nel cuore del centro storico di Zagabria, in Croazia. La collezione globale, composta da oggetti e storie donati da persone di tutto il mondo, è custodita proprio qui, nel suggestivo quartiere di Gradec, a due passi dalla Cattedrale e dalla famosa Torre Lotrščak.
📌 Indirizzo:
Ćirilometodska ulica 2, 10000, Zagabria, Croazia
Raggiungerlo è semplicissimo, soprattutto se ti trovi già nella città alta (Gornji Grad). Io ci sono arrivata comodamente a piedi, passeggiando tra le viuzze acciottolate e fermandomi a scattare foto panoramiche della città.
Oltre a Zagabria, esiste anche un’altra sede ufficiale del museo, inaugurata di recente a Chiang Mai, in Thailandia. Lì troverai una selezione curata della collezione internazionale, adattata al contesto locale e arricchita da storie asiatiche.
Entrambe le sedi fanno parte di un progetto globale in continua espansione, che punta a raccogliere emozioni e memorie da ogni angolo del mondo.
La mia esperienza al Museo: un viaggio tra emozioni e umanità
Appena varcata la soglia del Museo delle Relazioni Interrotte, mi sono trovata immersa in un’atmosfera che non somiglia a nessun altro museo che abbia mai visitato. Nessuna folla rumorosa, nessuna fretta, nessuna guida che ti dice dove andare. Solo silenzio, luce soffusa, stanze dai toni neutri, e una disposizione degli oggetti che ti invita, quasi ti costringe, a rallentare, a fermarti, a leggere. A sentire.
Ogni pezzo esposto è un frammento di una vita. Non importa se si tratta di un oggetto apparentemente banale o assurdo: ognuno ha il suo peso, il suo carico emotivo. Leggere le storie associate mi ha fatto sentire come se stessi sbirciando dentro i cassetti più intimi di centinaia di sconosciuti, ma con rispetto, e con una profonda empatia.

Alcuni oggetti mi hanno davvero colpita nel profondo:
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Un tostapane lasciato da un ex marito, con una semplice ma devastante motivazione: “Lui se ne andò, ma il tostapane restò.” Una frase che, in poche parole, racconta il vuoto che si crea quando qualcuno esce dalla tua vita… lasciando dietro di sé solo piccoli dettagli quotidiani che continuano a ricordartelo ogni mattina.
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Una protesi ortopedica, a prima vista surreale, ma dietro la quale si cela la storia di un amore nato in ospedale, durante un periodo di dolore e guarigione, che purtroppo non ha superato la prova del tempo. Eppure, è rimasto come testimonianza di qualcosa di intensamente umano.
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Un peluche bruciacchiato, sopravvissuto a un incendio ma non a una relazione tossica. Il testo raccontava con sincerità disarmante la storia di una persona che ha avuto il coraggio di lasciare una situazione pericolosa, portando con sé solo quel pupazzo: simbolo di ciò che resta, e di ciò da cui si può ancora rinascere.
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Un abito da sposa mai indossato, donato da una donna che aveva immaginato un futuro diverso. Il vestito era lì, appeso in una teca semplice, e guardandolo ho sentito un piccolo nodo alla gola. Perché quel tipo di sogno spezzato è qualcosa che, in fondo, molti di noi hanno vissuto almeno una volta.
E poi c’erano oggetti curiosi, bizzarri, ironici: una lettera scritta su un rotolo di carta igienica, un peluche tagliato in due, un cellulare vecchissimo che non squilla più ma contiene ancora messaggi che non si possono cancellare. Ciascuno accompagnato da racconti brevi, scritti in modo autentico, a volte poetico, a volte brutale. Ma sempre veri.
È stato impossibile restare indifferente.
In certi momenti mi sono trovata a sorridere, alcune storie erano irresistibilmente sarcastiche o grottesche, mentre in altri momenti mi sono commossa fino alle lacrime. Ma la sensazione più forte che ho provato è stata una connessione profonda con persone che non ho mai conosciuto. Uomini, donne, giovani, anziani, di ogni parte del mondo, che hanno voluto affidare un pezzetto della loro vulnerabilità a questo spazio.
Mi sono resa conto che, al di là di tutto, le emozioni ci accomunano più di quanto pensiamo. Cambiano i volti, i nomi, i contesti, ma il dolore di una fine, il bisogno di ricominciare, l’istinto di conservare un oggetto per non dimenticare, o per ricordare meglio, è qualcosa che appartiene a tutti.
Il museo, più che un’esposizione, è un rito collettivo di guarigione. Una forma d’arte fatta di vita vera, non filtrata, non idealizzata. È come se, attraversandolo, ci si sentisse meno soli. Come se tutte le relazioni finite — le mie, le tue, quelle di ogni visitatore — trovassero finalmente uno spazio per essere viste, riconosciute e lasciate andare.
E alla fine, si esce con un senso di leggerezza. Non tristezza, non malinconia. Piuttosto una tenerezza consapevole. Per sé, per gli altri, per quello che è stato.
Come si visita il museo: struttura e percorso
Il percorso è lineare, ma non rigido: puoi muoverti liberamente tra le sale e soffermarti dove vuoi. I pannelli esplicativi sono in inglese e croato, con testi brevi e incisivi. Ogni oggetto è accompagnato da una storia scritta da chi l’ha donato, in forma anonima.
Alla fine del percorso troverai anche una zona interattiva dove puoi lasciare la tua testimonianza, oppure leggere messaggi di altri visitatori. Io ho passato almeno 20 minuti lì, tra sorrisi, lacrime e tanta empatia.
Orari e prezzi aggiornati
Organizzare la visita al Museo delle Relazioni Interrotte è semplice e accessibile per tutti. Che tu sia un viaggiatore solitario, in coppia o in gruppo, il museo è aperto ogni giorno con orari flessibili e prezzi alla portata. Ti consiglio di ritagliarti almeno un’ora piena per la visita, perché leggere le storie e assaporare ogni oggetto richiede tempo… e un po’ di cuore.
Orari di apertura
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Aperto tutti i giorni, compresi weekend e festivi
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Dalle 9:00 alle 21:00
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Ultimo ingresso consigliato: entro le 20:00
Ti consiglio di arrivare almeno un’ora prima della chiusura, per goderti la visita senza fretta.
Prezzo dei biglietti
Il biglietto d’ingresso è davvero accessibile, e ci sono riduzioni per diverse categorie di visitatori:
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Adulti: €7
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Studenti, pensionati, persone con disabilità: €5
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Gruppi (minimo 10 persone): €5 a persona
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Bambini sotto i 12 anni: Ingresso gratuito
Un piccolo prezzo per un’esperienza emotiva unica nel suo genere.
Dove acquistare i biglietti
Puoi acquistare i biglietti:
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Direttamente alla biglietteria, all’ingresso del museo
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Oppure online sul sito ufficiale ➜ www.brokenships.com
Prenotare online può essere utile nei weekend o nei periodi di maggiore affluenza, anche se solitamente non ci sono code molto lunghe.
Bookshop e caffetteria: un extra da non perdere
Alla fine della visita ho fatto un salto nel gift shop, e ammetto che ho trovato dei souvenir davvero originali: cartoline malinconiche, libri sulle relazioni, ma anche oggetti ironici (tipo una “carta di divorzio onoraria”).
C’è anche una piccola caffetteria interna, perfetta per fermarsi e lasciar sedimentare l’esperienza con un caffè o un tè. Il museo si affaccia su una terrazza tranquilla: una pausa che consiglio di cuore.
Perché visitarlo: non solo per chi ha il cuore spezzato
Molti pensano che il Museo delle Relazioni Interrotte sia un posto triste. In realtà è uno dei musei più autentici e umani che io abbia mai visitato. Non c’è voyeurismo, né dolore gratuito. Solo storie vere, raccontate con delicatezza e ironia.
È il posto perfetto per chi ama le emozioni vere, i racconti personali, l’arte della memoria e le sfaccettature dell’animo umano. Che tu stia vivendo un amore felice o un momento di solitudine, qui troverai qualcosa che ti parla.
Consigli utili per la visita
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Vai al mattino se vuoi evitare affollamenti e vivere l’esperienza con calma.
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Se sei in coppia, visitarlo insieme può diventare un momento di condivisione profondo.
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Porta con te fazzoletti: non si sa mai!
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Considera di acquistare anche il libro/catalogo del museo, con le storie più toccanti.
Il Museo delle Relazioni Interrotte è un viaggio nell’intimità umana, un luogo che emoziona, sorprende e lascia il segno. Visitandolo ho capito che ogni fine può essere un inizio, che ogni oggetto ha una voce, e che anche le crepe raccontano chi siamo.
Se passi per Zagabria, ti consiglio con tutto il cuore di dedicargli un’ora. Non te ne pentirai.
